Questo Stato preferisce ricordare solo i morti. Dei vivi non sa che farsene

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 In iti, liceo

Conferenza con i ragazzi dell’Istituto Agnelli

«Questo Stato preferisce ricordare solo i morti. Dei vivi non sa che farsene»

Parla Giuseppe Costanza, uomo di fiducia e autista di Giovanni Falcone

di Federico Strumia

TORINO – Nella mattina del 21 novembre scorso, gli studenti delle superiori dell’Istituto Internazionale Edoardo Agnelli di Torino hanno incontrato un eroe della legalità: Giuseppe Costanza. Un eroe dimenticato, invisibile, perché, come dice lui, lo «Stato preferisce ricordare solo i morti». È sopravvissuto alla strage di Capaci, ma nessuno sa chi sia.

La sua storia ha inizio con l’assunzione presso il Ministero di Grazia e Giustizia di Palermo come conducente di automezzi speciali. All’inizio il suo compito era quello di controllare i documenti di chi entrava in tribunale, ma ben presto diventò l’autista di Giovanni Falcone e il suo uomo di fiducia. Non aveva orari di lavoro fissi e non esistevano ferie, ma a lui andava bene così, perché capiva il bene che stava facendo al suo popolo, nonostante il pericolo di un attentato certo, una famiglia a casa e con lo stesso stipendio di quando controllava i documenti.

Quando ci fu l’attentato di Capaci stava guidando Falcone, sul lato del passeggero c’era la moglie e dietro Costanza. «Falcone», ha detto Costanza, «stava usando le mie chiavi e io gli ricordai di ridarmele una volta arrivato a casa. Lui, sovrappensiero, le estrasse dal cruscotto». Fu questo «gesto divino» che fece rallentare la macchina e salvò Costanza. Venne “accusato” di essere ancora vivo, perché avrebbe dovuto guidare lui, ma in realtà, se fosse stato così, sarebbero morti tutti, perché la macchina non avrebbe rallentato. Gli agenti di scorta della terza macchina, sopravvissuti all’incidente, vennero lodati e salirono di grado. Costanza, invece, dopo un periodo di convalescenza, rientrò in servizio retrocesso a portiere, perché lui era un civile, nonostante avesse svolto una mansione da militare. Siccome nessuno prestava attenzione al suo caso, si incatenò al cancello del tribunale. Un’azione di cui si vergogna tuttora, ma grazie a ciò i piani alti si mobilitarono concedendogli la pensione di invalidità promessa in precedenza e sistemando nella pubblica amministrazione la sua famiglia.

Un ragazzo gli ha chiesto come i giovani possano combattere una cosa così grande come la mafia e lui ha risposto dicendo che già parlarne è un deterrente, perché anche a scuola esiste la mafia: chi vede un comportamento sbagliato e non dice nulla è un mafioso. In conclusione Costanza ha dichiarato: «la mafia non è quella che spara e uccide, è quella che sta zitta. Ragazzi, non abbiate paura di parlare, altrimenti voi siete i primi mafiosi».

Per approfondire ulteriormente la tematica, il 21 dicembre, presso il nostro istituto, verrà proiettato il film “I cento passi”, diretto da Marco Tullio Giordana, dedicato alla vita e all’omicidio di Peppino Impastato, impegnato nella lotta alla mafia nella sua terra, la Sicilia.

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