Lettera del lunedì – 8 gennaio

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 In iti, liceo

INNESTO

“E’ difficile parlare di speranza. Anche perché c’è in giro un linguaggio dissacratorio che sembra essersi accanito contro questa virtù teologale col peso del suo irridente scetticismo.

Non è raro, ad esempio, nel bel mezzo di un appassionato discorso ricco di prospettive, sentirsi raggelare gli entusiasmi dalla scontatissima battuta: “chi di speranza vive, disperato muore”. E’ una uscita banale, intendiamoci, ma che ha ascendenti raffinati anche a livelli di accademia, se è vero che Bacone, già nel XVI secolo, sentenziava che la speranza è un’ottima colazione, ma una pessima cena.

Oltre che ironizzare, poi, oggi si equivoca parecchio sulla speranza. Si pensa che sia una specie di ripostiglio dei desideri mancati. Una rivalsa del nostro limite che, mortificato sugli spazi percorribili della terra, cerca compensazioni allungando la testa tra le nuvole o indugiando sulla zona pericolosa dei sogni a occhi aperti. Una forma di ‘tiramisù’ psicologico, insomma, utile per non lasciarsi travolgere dalle tristezze della vita.

Niente di più deleterio.

Bisogna capire che la speranza è parente stretta del realismo. E’ la tensione di chi, incamminandosi su una strada, ne ha già percorso un tratto e orienta i suoi passi, con amore e trepidazione, verso il traguardo non ancora raggiunto. E’ impegno robusto, insomma, che non ha da spartire nulla con la fuga.

Perché chi spera, cammina, non fugge. Si incarna nella storia, non si aliena. Costruisce il futuro non lo attende soltanto. Ha la grinta del lottatore, non la rassegnazione di chi disarma. Ha la passione del veggente, non l’aria avvilita di chi si lascia andare. Cambia la storia, non la subisce. Ricerca la solidarietà con gli altri viandanti, non la gloria del navigatore solitario.

Chi spera è sempre uno che ha ‘buoni motivi’ anche se i suoi progetti portano sempre incorporato un tasso di timore.

Se però è difficile descrivere che cosa è la speranza, non è difficile enumerare le speranze che, come i comuni mortali, ci portiamo nel cuore,

Non tanto quelle dal fiato corto: come il superamento di un esame, la buona riuscita di un concorso, l’acquisto di una casa, o la maggiorazione dello stipendio.

Quanto le speranze dal respiro lungo, marcate dai contrassegni della universalità. La salute fisica. La quiete interiore. Il benessere complessivo. Il riscatto dalla sofferenza. La vittoria sulla morte. La fine di ogni schiavitù. La fruizione di rapporti fraterni. L’esperienza di legami solidali con le cose. La prosperità della propria famiglia. La pace tra i popoli. Il pane per tutti. Una giustizia più vera. Un futuro più libero. Un mondo affrancato dalla violenza e dall’odio. Una terra senza triboli e senza spine. Che ridiventi finalmente alleata dell’uomo.

Sono queste le così dette speranze primordiali, su cui si innesta la speranza cristiana.

La quale, sia ben chiaro, coincide con le prime, ma non si identifica ad esse. A un certo punto, cioè, le scavalca, le trascende e le orienta verso quella ulteriorità degli spazi e dei tempi che è costituita dal Cristo risorto: ultima spiaggia della felicità su cui si placano finalmente tutte le congenite inquietudini del cuore umano.

Queste sottolineature sono fondamentali per evitare almeno due equivoci.

Da un lato, quello di concepire la speranza teologale come la somma delle speranze terrene il cui sbocco, comunque, si colloca all’interno di un improbabile paradiso terrestre.

Dall’altro lato, quello di concepire la speranza cristiana come estranea alle speranze del mondo.

Le speranze coltivate dagli uomini sono le stesse coltivate dai credenti, anche se queste, giunte sui confini del tempo, sfondano il muro e si prolungano verso la ulteriorità. Così che il cristiano che pensasse di alimentare la speranza solo nel tratto che va da questo muro di confine fino alle spiagge dell’eterno, si condannerebbe alla più insopportabile alienazione. Come, del resto, si condannerebbe alla alienazione chi pretendesse di salvarsi l’anima trascurando il corpo. Dio ci ha dato l’anima non perché ce la salviamo, ma perché si possa dare senso ai gesti del corpo, che diventano così i gesti di tutto l’uomo.

Di qui la necessità di sentirsi solidali con le passioni del mondo, con la sua storia, con i suoi problemi, col suo pianto, con le sue lotte, con le sue vittorie.

C’è un detto cinese che definisce la speranza come una strada di campagna che si forma quando molta gente calpesta lo stesso terreno.

Ebbene, sulla lunga strada che conduce ai confini del tempo, accanto a quelle di tutti gli uomini di buona volontà, devono essere visibili le orme dei credenti in Gesù Cristo”. –  (A. Bello)

Siamo noi in solidarietà con le speranze dei nostri compagni, dei nostri amici, della gente a noi vicina, della gente a noi lontana, con le speranze di chi lotta, di chi soffre, di chi tenta nuove strade, di chi fallisce ma non si rassegna, persino con le speranze di chi dispera?

O siamo chiusi nel nostro piccolo ghetto individualistico, nel bozzolo del nostro attuale benessere, nel chiuso soffocante di una mentalità meschina?

E, per quanto possiamo, siamo in azione per servire le speranze e quindi la speranza? Diceva un mistico musulmano (Ibn Atah Allah): “E’ speranza quando è accompagnata dall’azione; altrimenti è velleità”.

E’ per questo che l’Avvento è tempo di carità, cioè di azione concreta a servizio delle grandi cause che travagliano l’umanità. Non sarebbe il tempo della speranza se non fosse il tempo della carità.

Buona settimana a tutti.

Il vostro Direttore, Don Gianfranco Ferrari 

Vi segnalo gli appuntamenti di questa settimana:

In questa settimana, ultimati i recuperi in orario scolastico (da Lun a Mer), inizieranno le prove di recupero secondo il calendario indicato sul registro elettronico e comunicato alle famiglie tramite la “ Lettera del Direttore” inviata il 13 dicembre 2017.

  • Lunedì 8 gennaio

            ore 8.00 – 8.15 Aula Magna don Bosco:  breve momento di formazione per il Biennio

  • Martedì 9 gennaio

            ore 8.00 – 8.15 Aula Magna don Bosco:  breve momento di formazione per il Triennio

  • Mercoledì 10 gennaio

            ore 8.00 – 16.00 attività di ASL di FCA: INNOLAB  dott.ssa PEYRON –  classi 3 Liceo in mattinata attività di ASL di FCA: Finance  dott. FIACCHINI –  classi 4 mec e 4 Lic A/B

L’orario è da definire e ci verrà comunicato l’8 gennaio con la riapertura degli stabilimenti. Di seguito due ipotesi plausibili

  • prima ipotesi unico turno: 9 – 11
  • seconda ipotesi due turni:

ore 8.55 – 11.00 classi 4 mec e 4 Lic B

ore 11.00 – 13.00 classe  4 Lic A

  • Giovedì 11 gennaio

            ore 8.00 – 16.00 attività di ASL di FCA: INNOLAB  dott.ssa PEYRON –  classi 3 ITI eln/mec

  • Venerdì 12 gennaio

            ore 14.30 – 17.30 attività di ASL di CLN: esercitazioni di laboratorio presso lo stabilimento di Rivoli della CLN – classe 3 ITI mec

  • SABATO 13 gennaio open DAY 9 – 12

Torino, 5 gennaio 2018

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