Lettera del lunedì – 28 novembre

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 In iti, liceo

RETTITUDINE

Per crescere non è sufficiente rinforzare i muscoli, potenziare la mente, irrobustire la memoria, scatenare la fantasia, moltiplicare le abilità. Occorre anche individuare un patrimonio di valori, convincimenti, linee di azione che diano senso e orientamento a tutte le nostre potenzialità. Serve a poco avere una ricca dotazione di competenze e di strumentazioni se, trovandomi nel deserto non ho una mappa che, grosso modo, indichi la direzione e suggerisca le migliori strategie per giungere alla meta. Senza la mappa rischio di esaurirmi in vani tentativi e di fallire la vita. Questa mappa la chiamiamo “eticità”. Credenti o non credenti, tutti hanno una qualche eticità, vale a dire un complesso di riferimenti interiori che fa dire “questo è bene e questo è male”, “questo mi è richiesto e tocca e me”, “vale davvero la pena di pagare anche un prezzo elevato per questo…”, perché in gioco c’è il bene… non questo o quel bene, ma il bene in quanto tale, il bene in assoluto.

Questa mappa ci sì fornita dalla educazione ricevuta e dall’ambiente nel quale siamo immersi ma c’è pure qualcosa di originario dentro di noi, nel profondo di noi, qualcosa che emerge soprattutto nelle situazioni sfidanti, quando siamo chiamati a decisioni supreme.

“Anni fa, in un piccolo villaggio di pescatori in Olanda un ragazzo diede a tutto il mondo una lezione sulle ricompense del servizio altruistico. Poiché l’intero villaggio ruotava attorno all’industria della pesca, era necessaria in caso di emergenza una squadra volontaria di salvataggio. Una notte i venti infuriavano, le nubi si squarciavano e una tempesta con vento fortissimo rovesciò un peschereccio in mare. Arenato e in difficoltà, l’equipaggio lanciò l’ SOS. Il capitano della scialuppa di salvataggio fece suonare l’allarme e gli abitanti del villaggio si riunirono nella piazza dei paese che dava sulla baia. Mentre la squadra lanciava la scialuppa e si faceva strada fra le onde furiose, gli abitanti aspettavano con impazienza sulla spiaggia, tenendo accese le lanterne per far luce sulla via del ritorno.

Un’ora dopo, la scialuppa di salvataggio ricomparve attraverso la nebbia e gli abitanti festosi corsero ad accoglierla. Crollando esausti sulla sabbia, i volontari riferirono che la scialuppa non poteva tenere altri passeggeri e quindi avevano dovuto lasciare indietro un uomo. Anche un solo passeggero in più avrebbe sicuramente fatto rovesciare la scialuppa e tutti sarebbero stati perduti.

Freneticamente il capitano reclamò un’altra squadra di volontari per andare alla ricerca dell’ultimo soprav­vissuto. Si fece avanti il sedicenne Hans. Sua madre gli afferrò il braccio implorandolo: “Per favore non andare. Tuo padre morì in un naufragio dieci anni i e tuo fratello Paul è disperso da tre settimane; Hans, tu sei l’unico che mi rimane.”

Hans rispose: “Mamma, devo andare. E se tutti dicessero: Io non posso, che ci vada qualcun altro? Mamma, questa volta devo fare il mio dovere. Quando arriva il richiamo del dovere, dobbiamo tutti fare la nostra parte a turno.” Hans baciò la madre, si unì alla squadra e scomparve nella notte.

Trascorse un’altra ora, che alla madre di Hans sembrò un’eternità. Finalmente la scialuppa di salvataggio spuntò fuori dalla nebbia con Hans in piedi a prua Facendo coppa con le mani, il capitano urlò: “Avete trovato l’uomo perduto?” A malapena in grado di trattenersi, Hans rispose agitato gridando: “Sì, l’abbiamo trovato. Dite a mia madre che è il mio fratello mag­giore, Paul” (Dan Clark).

Il “lieto fine” della storia non ci deve far dimenticare che Hans prese quella decisione senza immaginare che ad essere salvato sarebbe stato proprio suo fratello. Lo ha fatto per l’insorgere di un imperativo interiore che gli faceva dire “questo lo devi fare, questo tocca a te”. È ciò che, comunemente, viene chiamata la “voce della coscienza”, una sorta di richiamo, di avvertimento interiore, per dire che tradiresti te stesso se non dessi risposta a quell’azione che si presenta con i caratteri del dovere.

Vero è che la voce della coscienza va anche educata, perché può essere zittita, distorta, soffocata. Il che significa che senza autoeducazione anche il senso etico di una persona può indebolirsi fin quasi a sparire. Non diciamo, a volte, che “quella persona non ha più coscienza?”

La domanda è: esiste in noi questo fondamentale orientamento al bene? Lo teniamo vivo? Lo arricchiamo? Lo purifichiamo? Lo potenziamo? È ad esso che ci ispiriamo per le nostre scelte ed è su di esso che verifichiamo le nostre coerenze o incoerenze? In altre parole abbiamo o no una mappa per orientarci nella vita così che sia una vita “buona”, vale a dire in sintonia con il “bene”? E traspare da noi questo fondamentale orientamento al bene?

E qui troviamo una virtù fondamentale quale è la rettitudine.

Cosa vuol dire una persona « retta »? È una persona che va dritto allo sco­po, senza deviare con manovre poco limpide. È una persona che, non avendo nulla da nascon­dere, è sempre in grado di « rendere conto » a chiunque delle proprie azioni. Non tiene, nella propria personalità, un « doppiofondo » dove occulta le inten­zioni reali, in contraddizione con quelle manifestate; una persona « sicura », su cui si può fare affida­mento, sempre.  In altre parole: rettitudine significa spostarsi dal un punto all’altro lungo la strada più breve, dritta, allo scoperto. Retta è  una persona dalla quale traspare che l’orientamento al bene è così forte che niente e nessuno la può far deviare.

In certe circostanze della vita non avvertiamo tutti il bisogno di incontrare una persona davvero retta?

Buona settimana a tutti.

il vostro Direttore, Don Gianfranco Ferrari

Vi segnalo gli appuntamenti di questa settimana: 

  • Venerdì 1° dicembre ore 20.30 : serata gospel con Cheryl Porter
  • Alcune classi del biennio liceale, lo scorso anno scolastico, hanno partecipato al Concorso letterario Luigina Parodi elaborando un racconto/testo poetico.

Gli organizzatori ci hanno comunicato che la nostra scuola che è stata invitata all’evento di premiazione il giorno giovedì 30 novembre 2017, dalle ore 17.00 alle 18.30, presso l’Educatorio della Provvidenza in C.so Trento 13.

  • Lunedì 27 novembre

ore 8.00 – 8.15  Aula  Magna  don Boscobreve momento di formazione comune per il Biennio

ore 8.00 – 13.40 Convegno sul “PRIMO SOCCORSO”   partecipano gli studenti della 1^ Lic A

ore 11.55 – 13.40 modulo CLIL di Fisica in IV Lic B 

  • Martedì 28 novembre

ore 8.00 – 8.15 Aula  Magna  don Boscobreve momento di formazione comune per il Triennio

ore 8.15 – 8.55 Lab delle Idee:  CONSULTA dei rappresentanti degli studenti del triennio.

ore 9.00 – 12.00 Lab delle Idee:  ITALDESIGN incontra tutti gli studenti delle terze eln – mec

  • Mercoledì 29 novembre

ore 9.00 – 13.00 Lab delle idee:  corso di metallurgia  per la 3^ ITI mec

ore 8.55 – 11.00 modulo CLIL di Fisica in IV Lic A 

ore 14.40 – 16.15 MGS TRIENNIO

  • Venerdì 1° dicembre ore 20.30 serata gospel con la Porter
  • Sabato 2 dicembre

8.30 – 11.30 4° incontro PMI  per gli studenti di quarta mec ed eln

esame FIRST e ADVANCED per alcuni ragazzi del triennio. La sessione Si terrà presso il liceo Valsalice

26 novembre 2017

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